Il frutto del peccato rubato da Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden. La mela d’oro donata da Paride ad Afrodite . La mela caduta in testa a Newton prima che formulasse la legge di gravitazione universale. La mela colpita da Guglielmo Tell con una freccia mentre era sulla testa del figlio. La Grande Mela, simbolo di New York.
Sono solo alcuni esempi di come la mela sia stata presente nella vita degli esseri umani, e quindi nel loro immaginario, fin dall’antichità. Ora un’ampia messe di prove archeologiche, paleontologiche e genetiche, raccolte in un nuovo studio pubblicato sulla rivista “Frontiers in Plant Science” da Robert Spengler, del Max-Planck-Institut per la storia umana di Jena in Germania, ha chiarito con un dettaglio senza precedenti l’evoluzione di questa varietà vegetale, una delle più diffuse nei climi temperati.

La storia della mela, dalla megafauna alla Via della seta
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Capire come e quando si è evoluto il melo è una questione importante perché questi alberi da frutto non sembrano aver seguito lo stesso cammino di domesticazione di altri come i cereali o i legumi. Su di esso hanno agito infatti molte differenti forze naturali e antropogeniche e non è facile ricostruire quali hanno prodotto i cambiamenti, poiché i dati disponibili sono molto dispersi nel tempo e nello spazio.
Il contesto da cui si può partire è quello della botanica e in particolare della botanica evoluzionistica. Il melo appartiene alla famiglia delle Rosaceae, che comprende quasi 5000 specie vegetali, tra cui erbe, arbusti e alberi. Molte di queste specie producono frutti, che per le loro piccole dimensioni – come nel caso di ciliege e lamponi – possono essere facilmente consumati dagli uccelli, che poi contribuiscono a disperderne i semi. Non vale lo stesso per specie come il melo, il pero e il pesco che hanno frutti ben più grandi, esito di un’evoluzione avvenuta allo stato selvatico milioni di anni prima che gli esseri umani ne iniziassero la coltivazione.
Avere frutti più grandi può sembrare uno svantaggio perché esclude gli uccelli come veicoli di dispersione dei semi. Ma i grandi frutti attraggono gli animali di grandi dimensioni e "dato che l’evoluzione dei frutti è un adattamento graduale ai migliori processi di dispersione dei semi, la chiave per ricostruire un modello plausibile di questa evoluzione è comprendere quali animali mangiavano i frutti in passato”, ha spiegato Spengler.
Se si considerano gli ecosistemi presenti prima della fine dell’ultima glaciazione, cioè circa 12.500 anni fa, si comprende un altro meccanismo chiave dell’evoluzione del melo: la forte diminuzione delle popolazioni di grandi mammiferi come gli orsi e i cervi ha rallentato anche la dispersione dei semi del melo, che non riuscivano più a colonizzare aree molto distanti. Di conseguenza, le popolazioni di meli sono rimaste isolate tra loro, fino al momento in cui gli esseri umani hanno iniziato a trasportare frutta lungo tutta l’Eurasia.

La storia della mela, dalla megafauna alla Via della seta
Mele selvatiche di Tien Shan: è la popolazione ancestrale delle mele diffuse attualmente (Martin R. Stuchtey)

Questa ricostruzione è stata confermata dagli studi genetici: questi hanno documentato che la mela moderna è un ibrido di almeno quattro varietà selvatiche, e che la principale popolazione ancestrale delle varietà diffuse attualmente si trova ancora sulle montagne di Tien Shan, in Kazakhstan, lungo l’antica Via della seta.
E' dunque probabile che siano stati gli scambi commerciali a mettere a contatto le diverse varietà. Poi api e altri insetti impollinatori hanno fatto il resto: gli ibridi risultanti, come spesso avviene, hanno iniziato a produrre frutti più grandi. In seguito, gli esseri umani hanno selezionati gli alberi più rigogliosi e iniziato a praticare innesti e a piantare nuove piante.
In conclusione, il processo d’ibridazione è stato rapido e in gran parte involontario. Ciò implica anche un cambiamento di prospettiva sul significato generale di domesticazione delle piante: non esiste un modello unico per spiegare l’evoluzione delle varietà vegetali coltivate. Nel caso della mela, sottolinea Spengler, hanno avuto un ruolo importante la megafauna della preistoria e gli scambi commerciali lungo la Via della seta. (red)

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